Favignana, una miscela di storia, natura e cultura locale, diceva sempre.
Mio
padre, che ha avuto" una corrispondenza di amorosi sensi" con la sua terra, si è sempre preoccupato
di farci conoscere e amare questo splendido paradiso e ci raccontava, spesso, delle origini di quel fazzoletto di terra, del vento Favonio, che spesso soffia sull'isola, determinandone il clima e dando il nome all'isola; e dei Fenici che la chiamavano Katria e dei
Greci, che la chiamavano Aegusa, isola delle capre per la quantità di capre selvatiche, che
pascolavano nell'isola. Ma ci raccontava soprattutto, della sua infanzia e dell' adolescenza, vissuta con gli amichetti, con i quali trascorreva interi pomeriggi alla ricerca di grotte dove si diceva fossero nascosti i bottini dei pirati, e quanto vivevano la natura selvaggia, anche se spesso difficile, inerpicandosi su per la montagna. Ma il momento più bello, diceva, era quello dei tuffi o della pesca di ricci, in quel mare limpido e incontaminato.
La farfalla, a cui l'sola, per la sua forma, somiglia, permetteva di scorazzare tra i sentieri sterrati, tra campi e cave di tufo, tutto a cielo aperto, con i giardini infossati che, proprio per la protezione dal vento, davano frutti e prodotti straordinari, ci ripeteva. Non ci si annoiava mai! E le spedizioni alla tonnara? Veramente rocambolesche perché, lui e i suoi amichetti, dovevano evitare che, in paese, si accorgessero della loro assenza, che i guardiani dello stabilimento li scoprissero e, nel suo caso, che la madre ne venisse a conoscenza, dopo il triste evento, la morte del fratellino, che aveva ingerito, per gioco, gli scarti della lavorazione del tonno.
La farfalla, a cui l'sola, per la sua forma, somiglia, permetteva di scorazzare tra i sentieri sterrati, tra campi e cave di tufo, tutto a cielo aperto, con i giardini infossati che, proprio per la protezione dal vento, davano frutti e prodotti straordinari, ci ripeteva. Non ci si annoiava mai! E le spedizioni alla tonnara? Veramente rocambolesche perché, lui e i suoi amichetti, dovevano evitare che, in paese, si accorgessero della loro assenza, che i guardiani dello stabilimento li scoprissero e, nel suo caso, che la madre ne venisse a conoscenza, dopo il triste evento, la morte del fratellino, che aveva ingerito, per gioco, gli scarti della lavorazione del tonno.

Amatela, ripeteva, è la nostra casa, il nostro rifugio e...assaporatela:

2 commenti:
Posta un commento